Arte per Stare Bene: Come Attivarci per Godere dell’Arte

Dal “Wow” alla Mindful estetica e allo sviluppo della creatività

In occasione dell’intervista con la giornalista Francesca Trabella per l’articolo sulla tematica di “Arte, Psicologia e Benessere” pubblicato in Starbene, (3/2020), presento l’intervista completa e l’articolo di Starbene, per prendere spunto dall’Arte per STARE BENE, appunto.

 

Lo scorso fine Ottobre due università di Londra hanno lanciato uno studio rivoluzionario – il più ampio mai realizzato finora a livello mondiale – per definire come e quanto l’arte impatti sul benessere fisico, psichico e sociale, con lo scopo di promuovere esperienze artistiche nel Sistema sanitario nazionale britannico. In attesa che qualcosa di simile si verifichi in Italia, come attivarci in prima persona per accogliere l’invito dei ricercatori a mettere più Arte nelle nostre vite, così da stare meglio con noi stessi e con gli altri?

 

«La strada più immediata e alla portata di tutti è visitare mostre», afferma Simona Carniato, psicologa psicoterapeuta a Treviso, studiosa di psicologia dell’arte e di estetica, nonché coautrice del saggio La pervasività dell’arte: come e quanto l’arte ci influenza? (Edizioni accademiche italiane, 26,90 €).

 

«Non si tratta solo di un piacevole passatempo: l’esperienza estetica – cioè quella che abbiamo la possibilità di fare incontrando dipinti, sculture, installazioni, fotografie, video e opere digitali – parte dalle percezioni sensoriali per arrivare a toccare livelli più profondi, emotivi e cognitivi, sollecita nuove consapevolezze e, in alcuni casi, ispira cambiamenti e crescita».

 

Qualsiasi esposizione è potenzialmente benefica (ma una non vale l’altra, e vedremo perché). «Secondo la “neuro-estetica”, quando godiamo di opere d’arte, nel cervello si attivano le medesime aree di quando siamo innamorati», spiega la dottoressa Carniato. Attenzione, però: come l’innamoramento è qualcosa di più complesso dell’accensione di certe cellule, così anche il “wow estetico” non scatta automaticamente mettendoci davanti a un quadro.

 

«Chi punta al “Wow” deve innanzitutto conoscere e rispettare le proprie predisposizioni. Ciascuno, infatti, possiede personalissimi schemi di interpretazione del mondo dati dalle esperienze, dagli interessi e dalla cultura. Esserne consapevoli permette di scegliere autori, stili, correnti, tipologie di opere verso cui si prova affinità, il che serve ad aprire la mente e ad andare al di là della percezione sensoriale delle singole opere».

 

Per azzeccare l’evento, dunque, bisogna interrogarsi sui propri gusti ed evitare ciò che lascia indifferenti o ci irrigidisce. Così, se il classicismo e la perfezione delle sculture di Antonio Canova (cui sono attualmente dedicate ben tre mostre, due a Milano e una a Roma) ci annoiano a morte, possiamo  orientarci su qualcosa di molto attuale come le immagini usate dai sistemi di intelligenza artificiale per riconoscere e classificare gli individui, al centro della mostra Training humans allestita presso l’Osservatorio Fondazione Prada di Milano fino al 24 febbraio.

 

Prima di visitare la mostra che fa al caso nostro, il consiglio è di caricarsi di spunti di curiosità che stimolano la creatività, sfruttando gli strumenti di marketing (siti internet in primis) utilizzati da un numero sempre crescente di musei e di spazi espositivi.

 

«Ultimamente per me sono stati preziosi il virtual tour e il racconto dei retroscena della mostra Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky (entrambi sul sito lineadombra.it), visitabile al Palazzo della Gran Guardia di Verona fino al 5 aprile», testimonia Simona Carniato. «Entrambi mi hanno permesso di predispormi a un “ascolto curioso” delle opere di artisti che amo. Una volta sul posto, sono riuscita a entrare in quello stato mindful – cioè contemplativo, non giudicante – necessario per entrare in contatto con la mente, i pensieri e le emozioni sia proprie che degli artisti. Da lì è stato facile scendere in profondità in me stessa e lasciare campo libero ad associazioni, idee e spunti di riflessione, che si presentano ancora oggi, a settimane di distanza dalla visita».

 

Già, perché l’esperienza artistica non è effimera, ma ci entra dentro e continua a lavorare in noi, anche per molto tempo.

 

A questo link l’articolo su 3/2020 di Starbene.

 

Leggi la presentazione del libro “La Pervasività dell’Arte: Come e Quanto l’Arte ci influenza?” della dott.ssa Simona Carniato.

 

Leggi l’articolo sull’impatto cognitivo ed emotivo dell’arte.

 

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